Sharon

GIOVANNA

Mastectomia

"L'intervento chirurgico è stato il fatto meno complicato nel cammino che ho intrapreso".

Di fronte a tante scelte delicate, Giovanna trovò una figura importante ad assisterla

Sfortunatamente, Giovanna aveva già avuto un esperienza con il cancro. Quando le fu diagnosticato un tumore della cervice uterina all'età di 28 anni, si rivolse a quattro dottori prima di trovare la figura giusta che l'avrebbe aiutata a prendere le migliori decisioni. Anni dopo, quando le fu diagnosticato un tumore al seno, si rivolse nuovamente a questo medico di cui si fidava molto.

“Giovanna venne da me per una seconda opinione su una massa tumorale piuttosto grande in un seno di dimensioni relativamente piccole”, ha affermato la dottoressa. Questo rendeva il suo caso piuttosto complicato: eliminare soltanto il tumore (mastectomia parziale) avrebbe comportato la resezione di una grossa porzione di tessuto mammario e una difficile ricostruzione. La mastectomia non è mai una decisione facile. Ma a Giovanna vennero illustrate tutte le possibili opzioni.

“La dottoressa che mi ha assistito è una donna straordinaria e lo dico col cuore”, sostiene Giovanna. “Al mio primo appuntamento con lei, passò quasi due ore a disegnare e scrivere tutte le informazioni di cui avevo bisogno. Mi incoraggiò dicendo che, una volta presa la decisione sulla procedura da seguire, sarei stata in pace con me stessa, ed aveva ragione”.

Insieme, Giovanna e la dottoressa esaminarono tutte le opzioni possibili e decisero di procedere con una mastectomia con conservazione del capezzolo (nipple-sparing). Durante l'intervento chirurgico si decise di usare il PEAK PlasmaBlade,®un dispositivo di dissezione dei tessuti molli che garantisce un minore danno termico ai tessuti e una riduzione delle cicatrici, rispetto ad altri dispositivi.

“L'intervento chirurgico ha rappresentato una delle parti più semplici per il trattamento del cancro”, afferma Giovanna. “Nel giro di due settimane, mostravo la mia mastectomia a chiunque incontrassi: ai miei amici, colleghi, familiari, persino ad altre donne negli spogliatoi, cercando di far capire loro che in questi drammatici casi ci sono delle soluzioni”.