L'esposizione prolungata ad alti livelli glicemici
comporta l'insorgenza di diverse complicanze.
Una classificazione molto diffusa suddivide
le complicanze diabetiche in:
Macrovascolari se interessano le arterie di
grandi dimensioni (coronarie, carotidi, aorta).
Microvascolari se riguardano la circolazione
periferica e i vasi di piccole dimensioni; queste ultime possono essere ulteriormente
suddivise in base alla loro localizzazione anatomica in retinopatia, nefropatia
e neuropatia.
La retinopatia indica affezioni a livello della
retina, la parete di fondo dell'occhio.
Ogni problema della vista che è riconducibile al termine retinopatia
può essere tanto meglio gestito quanto prima viene diagnosticato; è
pertanto consigliabile sottoporsi ad una visita oculisica almeno una volta all'anno.
Alcune forme, in particolare se prese sul nascere, possono rimanere stabili
nel tempo o addirittura regredire grazie a un buon controllo del diabete.
L'esposizione prolungata all'iperglicemia determina una riduzione della permeabilità
e della resistenza alla pressione interna dei vasi presenti nella zona periferica
della retina (deputata alla visione laterale) o dei vasi disposti a livello
della macula (centro della retina adibita alla visione centrale).
Finchè le suddette modificazioni si limitano al rigonfiamento dei vasi,
alla fuoriuscita di liquidi (edema), di proteine del plasma, di grassi (essudati)
e di sangue si parla di retinopatia non proliferante.
La situazione diventa più grave quando, per sopperire al minore apporto
di sangue dovuto alle modificazioni a livello dei vasi, si verifica una vera
e propria proliferazione di nuovi vasi: retinopatia proliferante.
I neo-vasi invadono anche una zona generalmente occupata dall'umor vitreo (sostanza
gelatinosa trasparente) e, una loro eventuale rottura, comporta travaso di sangue
nell'umor vitreo che, perdendo la sua naturale trasparenza, non consente più
alla luce di giungere fino alla retina.
La perdita della vista, in questa fase, è la naturale conseguenza di
una situazione che richiede un intervento tempestivo per evitare danni irreparabili.
La nefropatia è la localizzazione a livello renale, del danno alle piccole
arterie causato da una mancata o da un'inadeguata correzione dell'iperglicemia.
La funzione principale dei reni è quella di depurare il sangue dalle
sostanze di scarto prodotte dal metabolismo cellulare, eliminandole attraverso
l'urina.
L'esposizione protratta ad alte concentrazioni di glucosio comporta un aumento
della porosità della parete dei glomeruli, con fuoriuscita di una quantità
eccessiva di filtrato, e un ispessimento della loro parete, con cessazione del
loro ruolo di filtro.
La conseguenza della nefropatia è l'accumulo di sostanze tossiche, quali
urea, acido urico e azoto nel sangue (uricemia).
Quando la concentrazione diventa pericolosa, occorre "lavare" il sangue
mediante la dialisi.
Il termine neuropatia indica la degenerazione del
sistema di conduzione degli impulsi nervosi che dal cervello giungono agli altri
organi e alla periferia.
Distinguiamo una neuropatia vegetativa, in cui le conseguenze principali sono
a carico degli apparati (apparato gastrointestinale, apparato genitale ed urinario,
apparato cardiovascolare), e una neuropatia periferica, con ripercussioni sulla
sensibilità tattile, termica e dolorifica.
In entrambi i casi le alterazioni derivano sia da problemi circolatori (minore
apporto di sangue e di conseguenza di ossigeno) sia da problemi metabolici (accumulo
di sorbitolo nei nervi con richiamo di acqua e formazione di edema).